Le fratture da stress 2017-05-11T11:27:00+00:00

Le fratture da stress

Eziopatogenesi

Le fratture da stress sono normalmente causate da un sovraccarico funzionale reiteratamente applicato, come ad esempio nel caso delle specialità di fondo dell’atletica leggera. Per ciò che riguarda il ginocchio, le fratture da stress possono interessare la sede metadiafisaria esterna del femore , la sede metadiafisaria prossimale interna della tibia, il piatto tibiale e la rotula.

Clinica e diagnosi

La sintomatologia dolorosa è quasi sempre caratterizzata da un’insorgenza progressiva, direttamente correlata alla quantità di attività fisica svolta dall’atleta. Il dolore quindi aumenta d’intensità durante l’attività, generalmente sparisce con il riposo, anche se, in molti casi, può mantenersi, in maniera sorda, anche al termine dell’esercizio stesso. Spesso l’esame radiografico standard si rivela insufficiente, l’esame più specifico è costituito dalla scintigrafia ossea trifasica, che dimostra una sensibilità del 100%. Anche la TC e la RM, anche se non nella totalità dei casi, possono portare ad una corretta diagnosi.

Trattamento

L’atleta deve assolutamente essere tenuto a riposo, per un periodo compreso tra le 4 e le 6 settimane, può essere talvolta consigliata la rimozione del carico, anche se l’immobilizzazione gessata non è generalmente necessaria. Particolarmente utile, al fine di accelerare i processi di riconsolidamento della linea di frattura è la magnetoterapia, ancor più interessante si rivela l’utilizzo di speciali ginocchiere magnetiche che permettono di esporre l’articolazione ad un campo magnetico costante. In alcuni tipi di frattura che, come nel caso di fratture trasverse della rotula , possono scomporsi, è indicato il trattamento chirurgico di osteosintesi.

Riabilitazione e ritorno dell’attività sportiva

Il ritorno all’attività sportiva necessita di tempi lunghi, e comunque deve basarsi su controlli scintigrafici che permettano di stabilire con certezza il totale riconsolidamento della zona di frattura. Inoltre, a guarigione avvenuta, il piano di lavoro dell’atleta deve essere attentamente valutato ed eventualmente modificato, in modo tale da potere evitare eventuali recidive.

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