Fratture dell’epifisi distale del femore 2014-12-01T16:09:56+00:00

Fratture dell’epifisi distale del femore

Eziopatogenesi

Con questo termine si intendono le fratture a carico del collo del femore e del massiccio trocanterico, escludendo le fratture sottotrocanteriche. Questo tipo di frattura, nel giovane in generale e nello sportivo in particolare, può essere causata da un trauma di notevole entità, come un forte stress in varo-valgo, concomitante all’associazione di forze rotazionali o compressive sull’estremità distale del femore. Al contrario, nell’anziano lo stesso tipo di danno può verificarsi in seguito ad una semplice caduta, o comunque in seguito ad un applicazione di forze di scarsa entità, favorite dall’indebolimento della struttura ossea che si verifica in età geriatria.

Clinica e diagnosi

Si riscontra dolore, tumefazione, impotenza funzionale ed emartro. L’arto può presentare inoltre deformità in varo od in valgo. Assume, in questo contesto, un’importanza particolare anche la valutazione neurovascolare della gamba, al fine di escludere una possibile lesione dei vasi poplitei. Nel caso in cui la frattura risulti essere scomposta, diviene necessario posizionare una trazione transcheletrica per ripristinare l’asse femorale. La classificazione della frattura viene effettuata grazie all’indagine radiografica, a cui, talvolta, è necessario abbinare una TAC od un angiografia per l’indagine specifica delle possibili lesioni vascolari associate.

Trattamento

La terapia deve necessariamente tener conto di alcuni parametri fondamentali come la tipologia della fratture, le sue caratteristiche meccaniche e biologiche, nonché l’età del paziente. Il trattamento incruento, mediante immobilizzazione e trazione transcheletrica, è da riservarsi ai casi di fratture incomplete e ben ingranate, oppure a casi non operabili. L’osteosintesi, ossia l’immobilizzazione della frattura mediante viti o chiodi, previa riduzione, è di norma da riservare a soggetti giovani che presentino comunque fratture ben ingranate. L’osteosintesi consente una precoce mobilizzazione ma non un altrettanto rapida ripresa del carico. Infine, nel paziente anziano, considerando che tanto più avanzata è l’età, tanto minore dovrà essere il periodo di allettamento, il trattamento è generalmente la sostituzione della testa del femore tramite protesi (endoprotesi).

Riabilitazione e ritorno dell’attività sportiva

La ripresa dell’attività sportiva è fortemente condizionata dalla risposta del paziente al programma riabilitativo, nel quale ricopre un ruolo fondamentale il potenziamento muscolare dell’arto. Una considerazione speciale spetta invece al paziente sottoposto ad impianto di endoprotesi.

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